La crisi da un altro punto di vista

Non avendo le capacità tecniche adatte alla stesura di un articolo, seppur scolastico, ho deciso di trasmettervi il mio nuovo punto di vista sul futuro seguendo uno schema più discorsivo, raccontando un aneddoto che mi ha fatto cambiare opinione sul tema affrontato.

Ebbene martedì 1 dicembre 2015 ho avuto il piacere di assistere ad una conferenza sulle verità nascoste del mondo della finanza, presentata a Treviso da una società di consulenza e promozione finanziare indipendente, operante soprattutto nel Nord Italia e in Europa centrale.

Finito il meeting, concluso un buffet degno di tale nome, ho avuto l’onore di essere accompagnato a casa da uno dei relatori principali, cosa che mi ha portato a continuare la discussione iniziata precedentemente.

Il discorso è iniziato quando ho voluto esporre il mio punto di vista sull’aspetto odierno della crisi economica globale: mi trovo a pensare che sia un processo indotto dalla crescita della massa volto a creare una situazione tale da poter  permettere solo all’élite di sopravvivere economicamente… cerco di esprimermi meglio : nella mia idea semplicistica del mondo all’aumentare del numero di persone sul pianeta terra diminuiscono lo spazio, le risorse pro-capite, i posti di lavoro disponibili e vi sarebbe una diminuzione del potere di acquisto della popolazione, dunque solo chi al momento riesce ad ingegnarsi, a trovare un modo per poter galleggiare in questo mare sopravvive.

Prima di questo piccolo dibattito, per me, Malthus, economista vissuto nel tardo 1700, aveva ragione nel sostenere che arriverà il momento dove il rapporto tra cibo e popolazione diventerà minore del limite per la sussistenza di un essere umano… questo perché la popolazione tenderebbe, secondo il noto demografo inglese, a raddoppiare ogni tot anni seguendo quella che i matematici definiscono progressione geometrica () , mentre i beni di prima necessità (ad esempio il cibo) seguirebbero una progressione aritmetica e dunque creando un’offerta di cibo che non soddisferebbe la domanda.

Potrebbe apparire pessimistica un’idea del mondo secondo cui le guerre, i massacri, le epidemie e qualsiasi altra cosa controlli la decrescita demografica, stia in realtà salvando il mondo e rallentando l’arrivo del momento da me definito X e che la crisi sia in realtà una sorta di selezione naturale volta al decimare persone per il miglioramento della vita di pochi: la crisi è una scommessa che si fa sull’ingegno dell’uomo contro le avversità! Pensare che la gente debba morire per la sopravvivenza degli altri equivale a scommettere contro l’ingegno e l’intelligenza umana, pensare che l’uomo non sia in grado di trovare soluzioni efficaci contro la mal-distribuzione del cibo, le epidemie o le malattie, ecc.

Quello che ho capito quella sera è che la crisi non deve essere considerata un male per la società, bensì un’opportunità per mettersi in gioco, evolversi, progredire e andare avanti.

Noi siamo giovani, siamo il futuro di questo pianeta, iniziamo a muoverci, a costruirci delle basi, impariamo a galleggiare, arriviamo lontano nella vita per poi insegnare questo agli altri, affinché si riesca a creare un futuro dove ci sia spazio per tutti.

 

Giacomo Bruscagin

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