La pornodipendenza esiste ?

La pornografia è la raffigurazione esplicita di soggetti erotici e sessuali, in genere ritenuti osceni, effettuata in diverse forme: letteraria, pittorica, cinematografica, fotografica e la concretizzazione delle fantasie erotiche dell’essere umano.
Già nell’antica Roma raffigurazioni pornografiche erano assai diffuse ma il termine ha iniziato a diffondersi soprattutto dall’inizio 19° secolo.
Per molto tempo e, in parte, anche oggi, la pornografia è diventata bersaglio di lazzi e gag umoristiche o satiriche.
Nella seconda metà del 20° secolo la pornografia si è evoluta con la nascita di alcune riviste specializzate per soli uomini (ad esempio Playboy) che ritraevano delle donne famose completamente nude e dagli anni ’90 queste riviste hanno allargato i loro orizzonti inserendo al loro interno articoli riguardanti l’amore lesbico, l’omosessualità, la penetrazione, il sesso di gruppo, il feticismo sessuale.
Ora che ci è chiaro il significato della parola pornografia e abbiamo riassunto brevemente la sua evoluzione ci chiediamo se essa sia legale, ebbene si. In Italia e in moltissimi altri paesi occidentali la pornografia è legale ma spesso ne è vietata la visione ai minori.
Internet è oggi un mezzo molto usato per la distribuzione di materiali a contenuto pornografico, diffusi attraverso sistemi come il file sharing, il video sharing o i siti a pagamento; questa sistema di distribuzione ha reso video e immagini pornografiche disponibili a tutti provocando così una visione frequente di questi materiali, facendo così diffondere il termine pornodipendenza.
Ma, esattamente, cosa significa pornodipendenza?
La dipendenza dalla pornografia (o pornodipendenza) è una forma di compulsione caratterizzata da un abuso di visione di pornografia con o senza masturbazione, che comporta una diminuzione della qualità della propria vita personale o familiare. Al pari della masturbazione compulsiva con o senza pornografia, fa parte della più ampia dipendenza sessuale.
Questo termine si è diffuso soprattutto negli ultimi decenni ed è stato all’argomento di vari dibattiti fra psicologi con idee diverse: alcuni ritengono che trattare questo consumo eccessivo di materiali pornografici non debba essere definito come una dipendenza e, quindi, non essere trattato come tale, pensano che invece sarebbe meglio definirlo con un abuso, altri invece pensano che tale fenomeno si manifesti proprio come le altre dipendenze (come quella dall’alcool o dalla droga) e consigliano quindi di seguire delle psicoterapie per riabilitarsi; effettivamente si è scoperto da alcuni studi scientifici che guardare materiale pornografico rilascia una dose di adrenalina che viene assimilata dal corpo, oltre a una secrezione di testosterone, di ossitocina, di dopamina e di serotonina, come un cocktail di droghe, quindi la pornografia è un eccitante estremamente potente, che provoca euforia.
Per anni la pornografia e la masturbazione davanti a del materiale pornografico sono state giudicate dalla chiesa e dall’opinione pubblica che aveva diffuso una falsa tesi sulle conseguenze derivate dalla masturbazione secondo la quale dopo essersi masturbati si diventerà certamente ciechi; d’altro canto molti psicologi definiscono la masturbazione come un mezzo per conoscere meglio il nostro corpo e le nostre sensazioni, alcuni pensano addirittura che essa potrebbe essere un buon metodi di educazione sessuale e una valida alternativa ai libri specializzati per istruire alla sessualità.
Ma non solo fra gli psicologi ci sono più idee riguardo la pornografia, infatti anche fra i movimenti femministi ci sono delle opinioni differenti: alcune donne pensano che la pornografia sia un aspetto positivo e cruciale della rivoluzione sessuale che ha portato alla liberazione della donna, mentre altre femministe definiscono la pornografia come un danno alla figura femminile in quanto, ponendo la sua sessualità al centro dell’attenzione, crea un’opinione sessista che si compiace nel vederla ridotta ad un semplice oggetto e da lapossibilità alle persone di insultare o molestare la donna.

Carola Pessotto

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